Late Night Show with Riccardo

Caso George Floyd, è protesta in tutto il paese

Photo by Mike Von on Unsplash

Pochi giorni fa il cittadino afroamericano Floyd è stato ucciso in un tremendo caso di razzismo scatenando rivolte in tutto il paese.

Chi era Floyd?  Perché la sua morte ha fatto scandalo in America?
George Floyd nasce nel 1974 in nord Carolina e cresce in Texas; lì, nella sua scuola, diventa un popolare giocatore di football denominato Big Floyd.
Tra il 2007 e il 2009 riceve il patteggiamento con una sentenza iniziale di 5 anni, che l’ha portato, nel 2014, a trasferirsi in Minnesota per ricominciare una nuova vita; qui lavorerà come camionista e bodyguard per un ristorante, ma con l’avvento del coronavirus perderà l’impiego, costringendolo a crescere 2 figlie (di 5 e 22 anni) senza alcun sostegno economico.

Alle 8 di sera tra il 25 e il 26 maggio George compra un pacchetto di sigarette con 20$ contraffatti per poi andarsi a sedere nel sedile del suo camion. 8 minuti dopo, il commesso del negozio va a chiedere indietro le sigarette in quanto rubate, ricevendo una risposta negativa e un rifiuto alla consegna da parte di Floyd si vede costretto a chiamare le forze dell’ordine.

Alle 8.17 la polizia arriva tentando di arrestare il trasgressore che si era portato a torso nudo davanti al negozio spalle al muro.
Con una rapida azione, la polizia lo scaraventa pancia a terra e con il ginocchio gli blocca il collo, l’arrestato dopo pochi minuti inizia a lamentarsi, in quanto gli è impossibile respirare. La polizia continua con la prassi d’arresto, fin quando George, con il suo ultimo respiro, scongiura urlando il poliziotto – Derek Michael Chauvin – di lasciarlo. Quest’ultimo non gli dà risposta, finché non pone fine alla sua vita, il tutto di fronte a un cellulare che riprende la scena.

Il video ha un impatto mediatico enorme, in quanto si tratta di un evidente caso di razzismo.
Iniziano le proteste che degenerano in violenza, incendi, rivolte, spari, vandalismi vari.
I vari governatori rilasciano interviste dando le loro versioni della vicenda e quella che ci colpisce di più è questa:

Questo paese è razzista, negli Stati Uniti c’è razzismo, siamo bravi ad andare in giro per il mondo ad insegnare agli altri come dovrebbero vivere; e noi qui discriminiamo le persone per il colore della loro pelle.

Andrew Quomo, governatore di New York

Apprezzo il suo discorso.
Gli USA sono la democrazia più antica al mondo, ma ahimè, una democrazia fortemente marchiata da una cicatrice.
Nonostante tutto, lo stato di cittadino nero rimane un soggetto di serie B.

In America e nel mondo la musica deve cambiare: dobbiamo iniziare ad accettare coloro che sono “diversi” da noi, proprio perché non lo sono, in realtà. Non hanno nulla di sbagliato, sono nostri connazionali, concittadini, fratelli.
L’umanità deve fare un passo in avanti in questo senso, lasciarsi alle spalle i vecchi e chiusi canoni su come una persona deve o dovrebbe essere.

PS: ci rivedremo, ci rileggerete, questo non è un addio ma un arrivederci.

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