Sport

Perché proprio il basket

by Carlo M. – 1^AER – Fagagna (UD)
Istituto Nobile Aviation College

Photo by Amith Nair on Unsplash

Mi avete conosciuto attraverso i miei articoli sull’NBA, ma è arrivato il momento di presentarmi un po’ meglio.
Sono Carlo, ho 15 anni e, come avrete immaginato,  mi piace molto la pallacanestro. Ci gioco da quasi 7 anni ora che ci penso. Inizialmente volevo fare calcio come la maggior parte dei ragazzini. Ci giocavano 2 tra i miei zii e 3 miei cugini che tra l’altro erano anche bravetti fin tanto da raggiungere la serie B.

Un bel giorno, lo ricordo bene, era una domenica mattina, ero a vedere una partita di mio cugino che giocava in porta – il mio ruolo preferito e quello in cui mi vedevo da grande. Quel giorno realizzai che gli incidenti, anche quelli molto gravi, potevano accadere.
Vi dico solo che mio cugino è tornato a casa con un braccio rotto e il corpo coperto da così tanti graffi da far sembrare una sbucciatura del ginocchio una carezza. Siccome ero piccolo pensavo che tutto questo potesse succedere solo nel calcio e decisi di non voler iniziare gli allenamenti.

I mie mi iscrissero al grest del paese durante l’estate dello stesso anno. In quest’occasione provai il baseball, che mi piaceva molto, ma anche in questo caso capii che si trattava di uno sport pericoloso. Durante una partita mi scontrai con un avversario sbattendo forte la testa. Tornato a casa con un bernoccolo più grande della mia testa, presi la definitiva decisione di praticare uno sport singolo, così se mi fossi fatto male, sarebbe stato solo a causa mia.

L’esperimento successivo? Il tennis. Non molto entusiasmante dal momento che riuscivo solo a fare danni e a prendermi cazziatoni dall’allenatore. Quell’anno finì così, abbandonando ogni speranza di trovare uno sport che facesse al caso mio.

All’inizio della seconda elementare tornai a casa con un volantino che diceva che dalla settimana successiva sarebbero iniziati degli allenamenti di pallacanestro. I miei mi portarono ed io mi divertii molto, non solo perché lì c’erano anche i miei amici e perché l’allenatore era simpatico, ma anche perché realizzai che era uno sport dove era difficile farsi male – questo perché ancora non sapevo cos’era una caviglia slogata da un ankle-breaker o un’incalcatura delle dita delle mani.
Ero troppo piccolo per capire che ci si poteva far male anche qui: avevo le mie idee – anche se sbagliate – che conservai fino al primo e vero infortunio al ginocchio.

Durante un allenamento, circa 4 anni fa, un mio compagno mi passò il pallone, io lo presi e andai subito a canestro. Fin qui tutto bene, ma il peggio venne quando, nell’azione seguente, in difesa, caddi e non riuscii più ad alzarmi. L’allenatore mi spruzzò subito il ghiaccio spray, ma non servì a molto, il dolore era forte e non voleva saperne di passare. Decise allora di chiamare i miei genitori e di portarmi a casa – per fortuna che il mio allenatore era grande e muscoloso perché “all’epoca” non ero proprio un peso piuma. Tornando a casa iniziai a sentirmi meglio e cenai tranquillamente. La mattina seguente il ginocchio non mi faceva malissimo, allora decisi di fare l’ultimo allenamento della settimana per partecipare alla partita del sabato sera.
I miei compagni non riuscivano a credere al fatto che non sentissi più alcun dolore, iniziarono anche a scherzare, prendendomi po’ in giro per la scenata che avevo fatto il giorno precedente.

Quando tornai a casa dalla partita, il dolore ricominciò, accompagnandomi in una tortura atroce fino a casa, dove caddi scendendo dalla macchina. Fu qui che dissi a mio padre di portarmi a fare un controllo. Mi diagnosticarono una roba che non mi ricordo bene che alla fin fine diceva che mi mancava della cartilagine in una parte dell’articolazione del ginocchio.

Saltai più di due mesi di allenamento e dovetti fare riabilitazione. La cosa peggiore però la trovai al mio ritorno: mentre i miei compagni erano migliorati vistosamente, io ero passato dall’essere uno dei più bravi a uno di quelli che convocavano solo perché aveva fortuna nel tiro.

Presto mi storsi anche la caviglia e questo mi fece star fermo per altre 5 settimane. Capii che il mio idolo, che era sempre stato MJ, seguito dal Black Mamba, che prima pensavo di poter raggiungere con molto impegno, era ormai diventato un sogno impossibile.

Il basket però non mi aveva mai abbandonato visto che era sempre quella partita che andavo a vedere oppure l’altra che passavo in panchina per non rischiare un altro infortunio, a tirarmi su di morale.

Le partite di NBA che vedevo e che tuttora guardo sono quella cosa che il mattino dopo mi fa svegliare con la voglia di andare a fare due tiri e di portare sempre il sorriso sulle labbra, anche nei momenti più difficili.
Per me il basket è tutto… penso di avervelo fatto capire, no?
Vorrei tanto giocarci sempre, anche 24 su 24, però ho fatto una scelta scolastica che non mi permette di farlo, perché c’è molto da studiare e quindi devo dedicare solo una parte di tempo alla cosa che più amo. Devo dire comunque che i miei amici la vedono in un modo molto simile ed è anche per questo che siamo molto uniti. Spero di non perdere mai questa passione per lo sport, ma in particolare per il basket.

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