Social Life in Quarantine

Ieri, oggi e?

by Anonimo
Istituto Nobile Aviation College

Questa quarantena ci ha sconvolto la vita.
Siamo passati dal non apprezzare le piccole cose, ad accorgerci che in fondo sono quelle a farci stare veramente bene.
Tutti, dai bambini agli anziani, sono coinvolti in questa catastrofe. Nessuno si salva, nessuno è protetto. Rischiamo, ogni secondo della nostra vita. Siamo esposti ad un pericolo che mai prima avevamo incontrato nella nostra generazione.

Penso sempre a quelle persone che abitano in un appartamento grande come la mia camera, perché magari non si possono permettere di più; o a quelle persone che, per lavoro o per motivi di studio, sono all’estero.

Chissà come si vive la vita, fuori dall’Italia.

Ascoltiamo il telegiornale, tutti i giorni, cambiando canale, aspettiamo con angoscia di sapere novità sul coronavirus. Ci poniamo sempre le stesse domande:
Quanti morti ci saranno stati oggi? Andrà tutto bene?
L’ansia sale.

Cerchiamo impegni, quando fino a due mesi fa, ne eravamo completamente sommersi.
Se usciamo, ci aspettano le autocertificazioni, le mascherine e i guanti, per proteggerci.
Ormai manca sempre meno al 4 maggio, il giorno in cui, forse, avremmo una risposta, magari anche un riavvio almeno delle attività lavorative.

Non sono solo i lavoratori, che ormai sono in cassa integrazione, che aspettano di tornare dietro alle casse, nei negozi di scarpe, in cantiere… Anche noi, adolescenti, che ci ritroviamo, come tutti, imprigionati in quelle quattro mura dove siamo cresciuti, dove abbiamo passato l’infanzia, dove si trovano le tracce dei nostri primi amori e dei nostri vecchi giocattoli impolverati, magari a pezzi, come noi in questo strano periodo.

Alcuni, fra di noi, si stanno divertendo, altri vorrebbero tornare lì, su quei banchi dove studiamo come pazzi, dove davanti a noi sta il professore, magari a sgridarci, o forse a fissarci, per capire chi siamo veramente.

Ora ci sono i colloqui online, le lezioni online, lo smart-working.
Il mondo si sta trasformando anche da questo punto di vista, la vita di alunni, insegnati, lavoratori, si è trasformata in una routine; seduti davanti ad un computer, dove ci si veste solo dal busto in su, in modo da farsi vedere in ordine in caso il professore o il datore di lavoro chieda di accendere la webcam.

Siamo cambiati anche noi umani, siamo più vulnerabili, abbiamo capito che non possiamo programmare il futuro, non possiamo organizzare il domani, perché non sappiamo se in realtà, un domani ci sarà.
Ormai non si sa quando torneremo su quei banchi di scuola, se ci torneremo, quando torneremo ad indossare la divisa.
Nessuno sa, quando torneremo da amici, o dai nostri amati.
Praticamente, dobbiamo vivere la giornata, il passato non si può cambiare, il futuro è incerto.

Siamo sempre stati fortunati, noi umani, ci è stata data la vita, siamo cresciuti bene, chi più e chi meno.
Ci sono persone che hanno interrotto la chemioterapia, ditte che hanno chiuso, persone che si trovano disoccupate in questo momento di assoluto bisogno, altre che lavorano 23 ore su 24 per riuscire a portare a casa il pane a fine mese.
Siamo tutti in una diversa situazione, ma sullo stesso mondo.

Ognuno ha i propri problemi, ma tutti ne abbiamo uno in comune.
Barcolliamo, tra la vita e la morte, ogni giorno; chi lavora nei supermercati o chi ha incarichi speciali rischia.
Combattiamo contro noi stessi, per riuscire a stare chiusi in casa, cerchiamo di sotterrare quel desiderio di uscire dalla proprietà in cui viviamo.

Ci continuiamo a chiedere se tutto tornerà alla normalità, cosa cambierà nella nostra vita. C’erano molti piani, per il futuro, nell’ambito scientifico, scolastico, lavorativo…
Pianificazioni studiate da anni, per questo 2020, che verranno studiate ancora, perché quest’anno, non saranno fattibili.
Studi su studi, per arrivare ad un vicolo cieco, ad un confine invarcabile.

Arrivati a questo punto, credo sia desiderio di chiunque, dopo più di 40 giorni di quarantena, tornare lì fuori, dove c’è un mondo che ci aspetta, per essere visitato, fotografato e amato come mai prima.

Speriamo che questo momento composto solamente da Microsoft Teams e da Word finisca presto, così anche, da tornare ai soliti abbracci e alle solite occhiate nei corridoi a scuola.

2 pensieri su “Ieri, oggi e?”

  1. Anonimo, peccato non ti firmi, anzi no, è giusto che non ci sia solo un nome, perché con te ci sono i tuoi compagni, i tuoi amici, i tuoi parenti, gli italiani ed il mondo intero. È un problema dell’uomo, ma l’uomo è sempre uscito dalle catastrofi perché bisogna andare avanti,
    soprattutto per e con voi giovani.

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