Social Life in Quarantine

Diario di un internato in vacanza: quarantena

by Davide L. 1^AER – Fagagna (UD)
Istituto Nobile Aviation College

Photo by Naqi Shahid on Unsplash

Ultimo giorno di scuola. Le tanto agognate vacanze di Carnevale. Clima di attesa. Preparativi. Amici. Libri chiusi. Porte aperte. Aria di libertà.

Hai già programmato ogni cosa, ti senti quasi un PR… quando sorge un problema, un problema che sembrava così piccolo all’inizio che nessuno avrebbe mai potuto immaginare avere un arco d’azione tanto grande. Un virus e salta tutto. Le persone muoiono. Le porte si chiudono. Finisce la libertà.

Ho 14 anni e vivo fuori casa perché frequento una scuola in un’altra regione, vivo in convitto e come potete immaginare i miei amici li vedo molto poco.

Sono abituato ad essere un internato – studio -mangio – dormo – mi sveglio – studio – mangio – dormo – perciò quello che dico non può essere classificato come egoistico:

AVEVO BISOGNO DI USCIRE.

All’inizio siamo tutti stati un po’ superficiali, abbiamo tutti un po’ pensato che fosse una cavolata, un raffreddore, si muore CON il coronavirus, non arriverà mai qui.
Da un giorno all’altro il Veneto è zona rossa, il giorno dopo lo è tutta Italia.

La settimana dopo NON SI PUÒ USCIRE DI CASA.

Due trimestri che aspetto di vedere i miei amici, che aspetto di dare due calci al pallone al campetto, che aspetto di andare alla mia prima festa, che aspetto quella libertà che mi sono meritato.

MA LA GENTE MUORE. Continua a morire, giorno dopo giorno, in modo costante, anzi no, esponenziale.

Le persone continuano ad uscire, cominciano ad uscire, portano il cane a passeggio, km di passeggio, facendo jogging, ma sono di strada, devono andare al supermercato, passando dalla farmacia, fermandosi al tabacchino.

I nostri nonni sono andati in guerra per l’Italia, LORO si sono SACRIFICATI, noi dobbiamo solo stare a casa, dormire, leggere un libro e guardare la tv per salvarla ancora una volta.
C’è chi è costretto ad andare al lavoro, chi non può far lavorare la sua azienda e rischia il fallimento, chi non lavora e non percepisce lo stipendio.

La nostra, la mia, appare ora, tutto sommato, una piccola rinuncia, perché le cose non continuino a peggiorare, sino a crollarci addosso.

E tu? Cosa ne pensi di questo “isolamento sociale”? Scrivilo in un commento.

4 pensieri su “Diario di un internato in vacanza: quarantena”

  1. Concordo, noi possiamo nel nostro piccolo salvare l’Italia solo standocene a casa a guardare la tv, cucinare, videogiocare, leggere o fare un po’ di allenamento; cose che prima di tutto questo a volte erano tutto ciò che volevamo, alcuni inventavano pure scuse per non uscire e fare una maratona di serie tv, ora che dobbiamo farlo non va più a nessuno. E’ proprio per quegli amici che ci mancano o per i nostri familiari, e in particolare per i nonni che dobbiamo restare a casa. Possiamo essere supereroi restando solo nella nostra “Bat-caverna”; facciamolo.

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